Nielsen/Netratings ha pubblicato un
rapporto sul consumo dei siti web 2.0 da parte dell'utenza italiana. Leggendo il rapporto, che ha anche una piccola introduzione ai concetti del web 2.0, ci si puo' entusiasmare tanto e' pieno di notizie positive, ma basta scavare un po' per trovare che c'e' qualcosa che non va.
Il rapporto infatti
sembra fatto con il preciso scopo di creare ottimismo attorno al web 2.0. A me che faccio per mestiere applicazioni web 2.0 questo puo' fare comodo nella pratica, ma e' bene essere onesti prima di tutto.
La prima informazione svelata dal rapporto e' che
gli utenti web 2.0 in Italia sarebbero il 56%! Peccato che un utente viene definito web 2.0 se in gennaio ha visitato almeno una volta un sito web 2.0, tra cui c'e' anche Wikipedia che affolla i risultati delle ricerche di Google.
Nelle pagine successive si scopre infatti che Wikipedia e' il sito che ha avuto la maggiore crescita, ed e' anche primo in classifica in relazione agli accessi, detenendone il 31%...
La top list e' questa:
- Wikipedia 31%
- Youtube 14%
- Blogger 10%
- Libero Video %10
- Yahoo answers 8%
- Splinder 8%
- Blogo.it 7%
- Google Video 6%
- MySpace 6%
- Facebox 6%
Perche' un blog dovrebbe essere qualcosa di web 2.0? Il blog lo crea il blogger, non l'utente. Se mio zio visita il blog di Beppe Grillo davvero non sta in alcun modo operando in una logica web 2.0. Un blog e' un blog, un modo di comunicare, ma non uno strumento collaborativo o dove chi fruisce e' al centro dell'attenzione e parte fondamentale della creazione del contenuto: la cosa piu' web 2.0 dei blog sono i commenti, che raramente anche nei blog con un certo traffico superano qualche decina per post, e in cui raramente si crea una vera e propria discussione che arricchisce il post.
Se consideriamo la cosa dal punto di vista di
chi ha un blog allora si, l'interazione tra i blogger e' web 2.0, ma qui si sta parlando di chi visita.
Tolti i blog (e wikipedia... per le ragioni gia' spiegate), cosa rimane? Un pugno di video.
Benvenuti nel web 0.0 dove internet somiglia al media
che in Italia sembra l'unico a decollare davvero, la televisione.
A prescindere dai limiti del rapporto, in realta' qualcosa si muove, e il mercato del web 2.0 in Italia inizia pian piano a prendere forma. Il web 2.0 e' una forma di cultura della informazione, e la cultura ci mette un po' a propagarsi. Bisogna essere pazienti ed aiutare la diffusione.
Che il web 2.0 possa esistere in Italia lo prova
oknotizie, che e'
la cosa piu' simile ad una dimostrazione che almeno una parte degli utenti e' pronta alla sfida. Se pensate che l'attivita' che vedete su Oknotizie sia da attribuirsi al fattore Alice fatevi un giro su Oknotizie: scoprirete una comunita' di persone che somigliano poco ai visitatori tipici di un portale.
Questo e' perche', anche se con la parentesi di
LLOOGG, stiamo gia' lavorando a nuove applicazioni web 2.0 per l'utenza italiana.
p.s. forse ora gli RSS di questo blog sono piu' simpatici ;)