Cosa succede ai dati degli utenti quando un servizio web chiude?

Wednesday, 07 February 07
Marco propone un problema che sicuramente deve essere affrontato in maniera approfondita in futuro. Con i servizi web in generale, e con quelli web 2.0 in particolare, gli utenti introducono dati sui server remoti. Cio' e' conveniente un po' per tutti da alcuni punti di vista: e' comodo accedere ai mie bookmark o alla mia casella di posta da qualunque PC connesso ad internet. Il punto e':

questi dati che fine fanno se il servizio chiude i battenti?


Io credo che la soluzione al problema sia l'export dei dati all'utente in qualunque momento tramite apposita funzionalita' implementata nella applicazione web, ma anche se detto cosi' sembra facile ci sono un sacco di problemi pratici.

Formati standard

Se accettiamo che l'applicazione web deve possedere un modo per ridarci i dati che noi abbiamo immesso ogni volta che noi vogliamo in forma di un file registrabile sul nostro computer facciamo un bel salto nel passato, o meglio, nel presente. Le applicazioni residenti infatti hanno avuto ed hanno ancora oggi (principalmente grazie alle politiche di Microsoft) il problema di formati standard per lo scambio dei dati.

In realta' le applicazioni residenti hanno in parte, grazie alla loro eredita', alleggerito il problema che ora il web si trova ad affrontare. Ad esempio c'era gia' un formato per salvare il bookmark del browser su disco. E' stato sufficiente estenderlo un po' per fargli supportare i tag ed ecco che delicious e segnalo possono scambiarsi i boookmark senza troppe difficolta'. Non e' una cosa da sottovalutare, non solo l'utente puo' tenere i propri dati al riparo sul proprio disco, puo' anche permettersi di provare diversi servizi concorrenti con lo stesso set di dati, travasando tutto ogni volta che si sposta.

Il problema e' che per alcuni dati non ci sono applicazioni residenti che sono riuscite a creare uno standard de facto. Ad esempio come e' difficile pensare ad un modo di export sensato per Netvibes o per Digg.

Il problema della mole

Altre volte il problema principale e' la mole di dati che siamo riusciti, nel corso del tempo, ad inserire online. In alcuni anni di utilizzo di Flickr e' possibile spostare diversi Megabyte di dati, come si fa in questo caso a trasferire senza grossi problemi i dati sul computer dell'utente? Non e' impossibile, ma neppure una operazione che l'utente puo' fare magari una volta ogni tre mesi spensieratamente.

Anche in questo caso poi manca un formato standard. Magari Flickr ti puo' spedire il file zip con tutte le tue foto, ma come fai a metterle nel loro concorrente, tag inclusi? Bel problema.

Credo che la giusta soluzione sarebbe quella di creare per ogni tipologia di applicazione che puo' essere in qualche modo definita in maniera sufficientemente nitida (social bookmark, social media, album fotografico, ...) una sorta di gruppo di lavoro per la definizione di un formato aperto.

Nel mentre, human readable!

Quando il formato manca qual'e' la cosa migliore che si puo' fare? Ad esempio non mi risulta che ci sia alcun formato standard per una TODO list, mentre ci sono sicuramente una quantita' di web apps che implementano questo tipo di funzionalita'. Quando non c'e' alcun formato disponibile la cosa migliore da fare e' esportare in un semplice formato di testo leggibile da un umano. Il CSV puo' essere proprio il compromesso migliore tra machine parsable e human readable. Gli utenti ne faranno tesoro. Se lo salveranno da qualche parte, magari migreranno a mano nel prossimo servizio solo le info piu' significative, o se il servizio era abbastanza diffuso qualcuno scrivera' una utility di importazione per un servizio concorrente.
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